Approcci e metodi della cooperazione allo sviluppo

  • 8.1 Oltre il PIL: definizione e costruzione di nuovi indicatori di benessere, tra questioni concettuali e metodologiche

    Ultimamente il dibattito sulle nuove misure di benessere ha raggiunto un vasto pubblico soprattutto grazie al forte battage fatto dai media. Tale dibattito, spesso accompagnato dal ricordo delle parole di Robert Kennedy (discorso tenuto il 18 marzo 1968 presso la Kansas University), è stato  sollecitato anche grazie a prestigiose iniziative, come quella della commissione istituita nel 2008 dal Presidente francese Sarkozy e ormai nota attraverso i nomi di coloro che l’hanno presieduta, Stiglitz, Sen e Fitoussi (http://www.stiglitz-sen-fitoussi.fr/en/index.htm). In Italia, il progetto BES (Benessere Equo e Sostenibile – http://www.misuredelbenessere.it)  condotto dall’ISTAT di concerto con il CNEL rappresenta uno delle iniziative più avanzate e importanti nel panorama internazionale, avendo messo a frutto non solo la vasta produzione scientifica sul tema ma anche l’ampia gamma di esperienze che sono state realizzate. La definizione di benessere, e conseguentemente la sua osservazione e il suo monitoraggio, deve fare i conti con la complessità della realtà, da una parte, e, dall’altra, con il limite imposto dalla sua finitezza. In questo senso la definizione e l'adozione di nuovi indicatori per misurare il benessere dei Paesi da una parte impone un cambiamento di paradigma e di mentalità in tutti gli attori sociali, mentre dall'altra pone diversi problemi metodologici legati proprio alla complessità della realtà e della sua osservazione. Il panel ha l’obiettivo di mostrare il ruolo dei nuovi indicatori in questa prospettiva evidenziando come implicazioni strettamente metodologiche e tecniche presentano anche conseguenze concettuali.

    Referente panel:
  • 8.3 Dal rapporto donatori/beneficiari alla trasformazione reciproca: immaginare e valutare la dimensione relazionale nelle iniziative di cooperazione decentrata

    Una serie di nuove declinazioni e approcci della cooperazione internazionale allo sviluppo, riconducibili all’ambito della cooperazione decentrata (cooperazione tra comunità, tra sistemi territoriali, cosviluppo....) pone l’accento sulla dimensione relazionale e sui processi di trasformazione reciproca tra soggetti di quelli che nella cooperazione internazionale vengono identificati come “paesi donatori” e “paesi beneficiari”. Si tratta di una mera affermazione di principi oppure di processi realmente in atto? Questa percezione è stata elaborata soltanto nei paesi cosiddetti “donatori”, oppure è un tema presente anche nel discorso e nelle pratiche dei cosiddetti “beneficiari”? In che misura le iniziative di cooperazione decentrata modificano la percezione dei soggetti coinvolti su temi quali l’idea di “cooperazione” stessa, oppure di “sviluppo”, o l’evoluzione di paradigmi quali “sviluppo locale” o “sviluppo sostenibile”? Come viene misurata e valutata la dimensione relazionale nelle iniziative della cooperazione decentrata italiana? Come sono immaginate, vissute e valutate le dimensioni della relazione e della trasformazione reciproca nelle iniziative di cooperazione universitaria? Il panel è aperto in particolare a contributi derivanti da riflessioni elaborate a partire da ricerche su casi concreti di esperienze e iniziative di cooperazione decentrata o universitaria.

    Referenti panel:
  • 8.4 Ripensare la cooperazione internazionale: il contributo dei Peace Studies

    I temi della costruzione della pace e della sicurezza hanno guadagnato negli ultimi decenni una crescente attenzione nel campo della cooperazione internazionale, e sono ora al centro delle più recenti elaborazioni delle Nazioni Unite per un quadro post-2015. Questa crescente attenzione è anche un effetto del drammatico aumento delle guerre intra-statali e dei conflitti violenti a livello locale che sono seguiti alla fine della guerra fredda, così come del contesto globale dopo l'11/9; tutti questi elementi richiamano l’esigenza di un nuovo ruolo degli Studi per la Pace nel riformulare un’idea di cooperazione internazionale e nel ripensare le sue pratiche.

    Le agenzie e organizzazioni non governative operano fornendo aiuto sia nella costruzione della pace post-conflitto, sia nell’assistenza umanitaria nel corso di fasi di conflitto violento; innumerevoli vite umane sono state salvate da interventi umanitari internazionali. Tensioni emergono però nel mettere in relazione l’aiuto d'urgenza con un approccio attento ai processi di sviluppo a più lungo termine, soprattutto per le implicazioni sociali, economiche e politiche che questi interventi possono avere. In definitiva tuttavia, ciò che dovrebbe essere soprattutto oggetto di attenzione è la capacità della cooperazione allo sviluppo nell’affrontare i fattori la cui evoluzione potrebbe dar luogo ad un conflitto.

    Tutto ciò solleva questioni di difficile risposta: quale contributo può dare la cooperazione internazionale allo sviluppo nel gestire i fattori a breve e lungo termine che rendono le società più inclini ai conflitti? Come garantire la neutralità, imparzialità e indipendenza in una situazione di violento conflitto etnico o intestino? Come essere sicuri che l'intervento non prolunghi il conflitto invece di ridurre la sua durata? Come evitare che l'aiuto fornito mantenga e rafforzi le condizioni stesse che sono all'origine della violenza? Quali elementi dovrebbero essere rilevati con riferimento al dibattito sulla 'responsabilità di proteggere', e in termini più ampi, in relazione alla posizione della popolazione civile in situazioni di conflitto? Come dovrebbero essere collegate le questioni legate agli interventi di emergenza e di aiuto umanitario ad un più ampio contesto sociale, politico ed economico?

    Tutte queste questioni sono state sollevate in molte occasioni e hanno portato a dibattiti intensi. È evidente che ogni intervento di successo richiede non solo una valutazione critica di interventi passati, ma anche una valutazione sistemica del contesto in cui sorge il conflitto, delle sue cause e del suo sviluppo. La comprensione di come i diversi tipi di conflitto si sviluppano e delle loro caratteristiche principali è essenziale, così come quella circa le questioni relative agli interventi in (reali o potenziali) aree di conflitto. Il panel si propone di evidenziare le aree di interesse in cui è necessaria un'ulteriore riflessione, con contributi sviluppati sia a livello pratico che teorico.

    Referenti panel:
    • Gianluca Brunori, Centro Interdisciplinare di Scienze per la Pace - Università di Pisa, gbrunori@agr.unipi.it
    • Massimo Pallottino, Centro Interdisciplinare di Scienze per la Pace - Università di Pisa, maxpallottino@gmail.com
  • 8.6 Open data e open access: organizzare e condividere la conoscenza per e sulla cooperazione allo sviluppo

    La rilevanza dei temi dell’open data e dell’open access sia come strumenti di trasparenza verso l’opinione pubblica, che come mezzo di valorizzazione dei risultati conseguiti dalle istituzioni sta crescendo giorno dopo giorno a livello globale e anche il mondo della cooperazione universitaria può ora cogliere l’opportunità di confrontarsi con esso.

    Rispetto a questa tematica molti sono gli interrogativi sui quali ci proponiamo di riflettere insieme anche basandoci sulle numerose lezioni apprese negli ultimi anni. Quali potrebbero essere i vantaggi e gli svantaggi per la cooperazione universitaria derivanti dal perseguire con sistematicità la strada di una sempre maggior condivisione di dati e di informazioni? Quali sono gli strumenti e i canali più adatti? Al monitoraggio di quali indicatori o sistemi di obiettivi sarà opportuno dare la priorità nei prossimi anni? Quali saranno nel medio termine i sistemi di indicatori che serviranno alle nostre istituzioni per indirizzare le proprie policy e per rendere visibili nei contesti internazionali le multiformi iniziative promosse nei contesti locali?

    Entrando nel mondo dell’open data se ne coglie inoltre l’imprescindibile legame con la tematica più ampia dell’open access e con l’argomento della condivisione della conoscenza. A Maggio 2013 l’UNESCO ha lanciato a Ginevra al World Summit on the Information Society Forum la sua nuova iniziativa di open access: è la prima organizzazione delle Nazioni Unite a mettere a disposizione di tutti, gratuitamente, le proprie pubblicazioni con la possibilità di riadattarle e ridistribuirle. Si tratta di uno stimolo interessante anche per le Università impegnate nel campo della cooperazione? Quanto di più e di meglio potremmo fare se fossimo davvero capaci di condividere metodologie, strumenti, approcci? Se in epoche di abbondanza di risorse trovare sinergie tra gruppi di lavoro e progetti poteva essere considerato un interessante valore aggiunto, ora, in epoca di risorse sempre più scarse, l’impegno nelknowledge sharingpotrebbe rivelarsi una modalità operativa imprescindibile per continuare a garantire un’efficace presenza delle Università nel campo della cooperazione. Partendo da questi numerosi interrogativi, il panel si propone di provare a delineare le possibili risposte mettendo a confronto il punto di vista di Università, istituzioni nazionali ed internazionali e stimolando una riflessione “cooperativa”.

    Referente panel:
  • 8.7 Cooperazione allo sviluppo e Internazionalizzazione dell'università

    Il panel nasce dall'esigenza di confrontare le esperienze di messa a sistema delle iniziative di cooperazione allo sviluppo nei processi di internazionalizzazione nella didattica, nella ricerca e nella organizzazione degli atenei. Il processo di internazionalizzazione, da cui le università non possono più prescindere, fornisce loro l’opportunità di dotarsi degli strumenti e degli atteggiamenti indispensabili per scongiurare l’inevitabile perdita di rilevanza sociale.

    Internazionalizzare l’università (sia attraverso gli scambi “cross-border” sia modificando i curricula) significa integrare la dimensione internazionale, interculturale e globale nelle sue funzioni centrali (ricerca, formazione e servizi) al fine di trasformare la società. Per acquisire un’ampia prospettiva internazionale sono necessarie una non comune sensibilità e un’elevata capacità di comunicazione inter-culturale e trans-nazionale non soltanto nel corpo docente ma anche nella cultura della istituzione. Il prodotto finale di un simile orientamento è lo sviluppo di una “prospettiva globale” che porti alla nascita di professionisti/cittadini del mondo. Il “cittadino globale” è chi vede il mondo e i suoi abitanti come interdipendenti e opera per promuovere gli interessi sia propri sia delle popolazioni più svantaggiate, dovunque. Con tali strumenti a disposizione chi esce dall’università può contribuire al meglio nel suo ruolo professionale e all’interno della comunità, sia nel proprio paese sia all’estero.

    La cooperazione con i Paesi in via di sviluppo fornisce un apporto fondamentale all’università che intenda acquisire una prospettiva globale e induce a considerare con nuove prospettive i temi dello sviluppo locale e della innovazione. L’esposizione di docenti e studenti alla cooperazione allo sviluppo, per ragioni sia di ordine etico sia di crescita umana e professionale, crea nuove competenze e genera speciali sensibilità ad apprezzare la diversità, combattere il pregiudizio, gestire il cambiamento e le dinamiche che plasmano la società. L’impatto finale benefico del dialogo tra cooperazione allo sviluppo e internazionalizzazione dell’università è reciproco: non si tratta più di “sviluppare l’altro” e trasferire conoscenza, ma di innovare attraverso lo scambio reciproco e crescere insieme.

    Questo Panel intende raccogliere sia testimonianze dal campo, sia proposte ed  elaborazioni teoriche, che possano facilitare l’integrazione e il mutuo arricchimento tra esperienze di cooperazione internazionale e processo di internazionalizzazione della università in tutti i diversi attori dello scambio.

    Referenti panel:
© Politecnico di Torino - Credits